STREGONERIA E UMOR NERO
Esistono percorsi sapienziali intrisi di humour nero:
i maestri Zen lo praticano assiduamente,
così pure i seguaci della dea Kalì e anche
gli stregoni raccontati da Castaneda non ne difettano.
Però, se volete umorismo nero in quantità industriali,
allora il Vudu fa per voi.
Basti dire che è frequentato da spiriti che rispondono
al nome di Baron Cimetiere, Capitain Zombi,
Criminel, ecc; e che il nostro amato corpo viene
chiamato Corps-cadavre!
Inoltre le pittoresche tecniche adottate per
sbarazzarsi dei propri nemici sono quasi sempre
squisitamente umoristiche.
Vi sono vari tipi di Vudu; il Vudu-Dada, di cui
tratterò in questo scritto, mi è stato suggerito
da Baron Samedi in persona.
In primo luogo, perché Dada? Dada secondo
i dadaisti significa nel linguaggio infantile
cavallo a dondolo e nel Vudu, come sapete, si è
cavalcati dagli spiriti ( ma non nel Vudu-Dada.
Nel Vudu-Dada siamo noi a cavalcare gli spiriti
e non viceversa: questo è bene chiarirlo, sopra
tutto agli spiriti! ). Quanto al lato infantile, darò
esauriente chiarimento nella nota finale.
Per praticare il Vudu-Dada bisogna disporre
di uno scheletro, di un cappello a cilindro, di un
paio di occhiali scuri, di una candela e di due
sacchetti contenenti uno polvere di carbone
e l’altro cenere immacolata.
Lo scheletro è facilmente reperibile: ne abbiamo
uno in dotazione fin dalla nascita.
Se ficcate la testa dentro un cilindro, inforcate
gli occhiali scuri e vi immedesimate nel vostro
scheletro, eccovi trasformati in Baron Samedi
e cioè nel migliore degli stregoni Vudu-Dada.
I vantaggi nel percepirsi come scheletro sono
notevoli: in men che non si dica siete passati
dall’altra parte: appartenete al regno dei Morti
e quindi degli Spiriti e quindi del Potere.
Il vostro teschio vuoto non è più ingombrato
dai pensieri e quindi siete nel silenzio interiore,
condizione necessaria per operare magie.
Per fare un Mambo Giambo e cioè una Situazione
Stregata, procedete nel seguente modo:
1) Notte fonda
2) Accendete la candela
3) Con la polvere di carbone tracciate la Serpe
Nera della Terra, con la cenere tracciate la
Serpe Bianca della Terra
4) Concentrarsi sul Nucleo del Potere e cioè il
Centro della Terra ove sonnecchia l’Antico
Serpente-Serpentessa (per voi sarà nel suo
aspetto femminile, Mambo)
5) Aspettate tranquilli che si accorga di voi.
Quando il Serpente sale, un flusso di energia
riveste lo scheletro che siete, rinnovandovi
la carne, il sangue, il cervello e la Visione.
Può capitare anche di spiccare il Volo Magico
e di andare “oltre”.
Se avete la fortuna di essere femmine,
allora dovete identificarvi con la dea nera Kalì:
siete la Mambo, la Serpentessa Nera che evoca
dalle viscere della Terra il Serpente
nel suo aspetto bianco e maschile (Giambo).
Per concludere, vorrei ricordarvi che nel richiamare
la Serpe potete restarci secchi: “Alto Voltaggio”,
non so se mi spiego. Però vale la pena tentare:
meglio un giorno da Lampione
che cento anni da Pi(r)la !
NOTE
Il Vudu-Dada è infantile nel senso che un infante
vi gioca un ruolo centrale. Come recita la saggezza
popolare: di un bimbo non si butta via niente!
E infatti: il suo tenero grasso risulterà prezioso
per confezionare la Candela Vudu-Dada; il corpicino
sezionato longitudinalmente in due simpatiche
metà verrà trattato in due differenti modi:
il lato sinistro sarà carbonizzato onde ricavarne
la polvere di carbone, mentre il lato destro verrà
incenerito onde ricavarne cenere immacolata.
Elementi, come avete visto, necessari per
un buon Mambo Giambo. Dimenticavo: con la pelle
elastica e resistente, preventivamente asportata,
si realizzano dei tamburi niente male. Ricordatevi:
un tamburo non è Vudu-Dada se non è confezionato
con la pelle di un bimbo; unico inconveniente:
i tamburi Vudu-Dada si distinguono
per le loro ridotte dimensioni.
Pazienza!
Vudu-Dada Art.
Una delle forme d’arte più divertenti è l’allestimento
di altarini Vudu-Dada bizzarri, assurdi e folli.
Dopo aver allestito un altarino stravagante
il MamboGiambo riesce meglio.
Una forma di espressione Dada da recuperare
è certamente il collage.
Grazie al collage, destrutturare e zombizzare la forma
umana diventa un’operazione semplice e pulita
(se lavorate con le fotografie, un po’ meno pulita
se lavorate direttamente sui corpi).
Potete eventualmente usare la vostra persona,
alla maniera di Michael Jackson.
Michael Jackson è forse il più grande artista
Vudu-Dada esistente: nelle sue fattezze tende
progressivamente a ricalcare l’insuperabile modello
di Baron Samedi e con la sua danza a rendere
esplicite le incoercibili esigenze dello scheletro sottostante. Magnifico!
Viva Michael Jackson!!
Prof. A.Decessus
EVOCAZIONE DELLO SPIRITO
UMORISTICO
Di Donna Malizia
Mie amate compagne di sventura, mi soffermerò
oggi su un rituale potentissimo e tremendamente
segreto, di cui non si trova traccia alcuna
nei testi tradizionali o fra i più esoterici grimori,
forse perché me lo sono inventato di sana pianta
e, anzi, ne scrivo prontamente per non dimenticarne
alcun particolare poiché, siatene certe,
è veramente astruso e, se riuscirete a metterlo
in pratica beh, beate voi!
Già in passato vi misi al corrente, come ben
sapete, di svariati rituali onde evocare gli spiriti
più disparati e disperati (perché non li evoca
proprio nessuno), es.: lo Spirito di Rassegnazione,
lo Spirito Critico, lo Spirito di Contraddizione
e via cianfrugliando.
Oggi, amate compagne, voglio cambiare registro
e illustrarvi con dovizia di particolari, anche
raccapriccianti –perché no?- il Sommo e Potente
Rituale per evocare lo Spirito Umoristico.
Dunque, perché il rituale riesca alla perfezione
sono indispensabili i seguenti strumenti dell’Arte:
una Bacchetta, un Coltello, un Teschio, un sacchetto
di chicchi di granturco e la solita candela.
Procurerete la Bacchetta vagando notte
tempo nel fitto della boscaglia. Voi tutte saprete
quanto le zone boschive abbondino di alberi
e gli alberi di rami. Rami a volontà! verrebbe da dire.
Ma attenzione! Non tutti i rami sono idonei
alla nostra bisogna; noi nel caso specifico optiamo
per quelle protesi arboree che s’adornano
di quel genere di ospiti provvisori, penduli
e un po’ soporosi chiamati impiccati.
Aguzzate gli occhi dunque, e se vedete un ramo
con annesso impiccato, non lasciatevelo scappare!
Una volta procuratovi il ramo provvedete
a sfrondarlo del superfluo, compresa la corda
e l’ospite, il quale oltretutto del ramo non sa più
che farsene; dopo di che, facendo buon uso
del Coltello, levigatelo ben bene, conferendogli
quella forma snella e pretenziosa tipica
delle bacchette che noi, Streghe Navigate, amiamo
ficcarci fra le gambe per i nostri sfrontati voli
notturni. Ho accennato poc'anzi al Coltello;
sappiate che anche questo strumento dovrà
essere, per così dire, di ignobile estrazione:
dovrà essere estratto dalle costole o dal ventre
o anche –perché no?- dal cranio di un qualche
ostinato che si è procurato quel genere di trapasso
autolesionistico altrimenti detto suicidio
cruento mediante lama da taglio.
Ma non vorrei sembrare troppo tecnica; noi siamo
persone pratiche anche se, mi rendo conto,
non è facile di questi tempi trovare personalità
fantasiose che indulgano nel cesellarsi sulla pancia
la parola morte a colpi di lama.
Ormai quasi tutti si fanno fuori con pasticche
o con gas di varia provenienza o semplicemente
facendosi saltare le cervella con armi da fuoco.
Comunque, non perdetevi d’animo.
Individuate nel giro delle vostre amicizie
un qualche depresso, uno di quelli che stanno
sempre a ripetere “non ce la faccio più”
“la faccio finita” “che schifo la vita” ecc. ecc.
Di solito sono persone che vanno incoraggiate
perché non danno mai seguito alle loro reiterate
minacce. Agendo con arguzia e perspicacia
non vi verrà difficile convincerli del fatto che,
qualora si decidessero a mettere in atto i loro
propositi, il coltello è di certo lo strumento più
efficace e romantico. Dategli da intendere
che voi avete un debole per i maschi che si fanno
fuori in simile virilissimo modo, tanto da perdere
letteralmente la testa, fino ad essere disposte
a fare chissà quali follie con uno che, ad esempio,
s’è sgozzato. Noterete che un depresso
è anche un inguaribile vanitoso per cui cederà
in men che non si dica alle vostre lusinghe
ed entrerete in possesso, senza troppo attendere,
d’un coltello pregno di sangue ancora caldo
–il che è il non plus ultra per la nostra
operazione magica- e come corollario avrete
un rompiscatole deprimente in meno fra i piedi.
Passiamo ora al Teschio. Il teschio, tanto per
cambiare, dovrà essere anche esso di un suicida.
Prima di profanare tombe a caso, documentatevi
con accuratezza sul modus morendi dell’ospite
del sepolcro.
Un modo infallibile per individuare un suicida ben
stagionato e quindi uno scheletro pronto per l’uso,
è andare a frugare nelle vecchie annate dei quotidiani
della vostra città. Molte biblioteche ne sono provviste.
Non sarà difficile a questo punto,
spulciando nelle cronache dei bei tempi andati,
individuare resoconti attinenti a individui
che perpetrarono efferatezze sulla propria persona.
Una volta scoperchiata la bara accertatevi che
il teschio sia in ottimo stato. Ciò è fondamentale
per evocare lo Spirito Umoristico. Non sono
ammessi crani che esibiscono ghigni sdentati
o dentiere posticce. Se il teschio risulta inadeguato,
non buttatelo via: potete sempre rivenderlo a una
congrega di satanisti che, si sa, sono di bocca buona.
Ed eccoci al rituale vero e proprio.
Per prima cosa tracciate il cerchio magico.
Fate in modo che sia abbastanza grande
da potervi contenere abbondantemente nel caso
vi capiti di stramazzare all’apparire dello spirito.
Meglio essere prudenti: una strega mia amica,
dotata di un seno straripante, una volta ne tracciò
uno così striminzito che le si attaccarono due demoni
alle poppe, proprio perché non aveva calcolato
bene le dimensioni (o le aveva sottovalutate)
della personale balconata.
Bene! Una volta tracciato il cerchio col gesso
collocatevi all’interno con candela, teschio e coltello,
e da questa posizione strategica disponete
sul suo perimetro i chicchi di granturco in bella fila,
uno accanto all’altro, fino a chiudere completamente
la circonferenza.
A questo punto ripiegate le braccia ai lati
del busto e urlate con quanto fiato avete in gola:
Chicchirichì chicchirichì
Spirito Umoristico vieni qui!
Chicchirichì Chicchirichì Cocodé
Spirito Umoristico vieni a me!
Ripetete questa evocazione a voce spiegata
finché lo spirito non deciderà che è il caso
di materializzarsi.
Quando ciò avverrà constaterete che lo spirito
evocato è ne più e ne meno che una grossa gallina
padovana.
Non fatevi impressionare dalle sue notevoli
dimensioni e ancor meno dal suo sguardo spiritato.
Infatti, dopo un primo momento di comprensibile
spaesamento, non tarderà a manifestare un vivo
interesse per il granturco allineato sul pavimento.
Il bipede, da prima con fare astutamente distratto,
e poi via via in modo sempre più determinato,
passerà a ingurgitare i ghiotti chicchi uno per uno,
con precisione e metodo, senza cioè trascurarne alcuno.
Voi non perdetelo di vista! Tenetevi pronte a saltarle
addosso non appena avrà beccato l’ultimo chicco.
Saltatele addosso e afferratele il collo con forza
quindi mettete mano al coltello e sgozzatelo
senza indugio, mentre proferite la formula:
Ne sono certa, e perciò ci provo
Mentre ti sgozzo tu deponi l’uovo!
E sarà proprio così, mie care amiche.
Nel momento stesso in cui voi le trancerete il collo,
il grasso pennuto deporrà sul pavimento un uovo
extra-large, nero come l’ossidiana.
Imbrattatevi le mani col rosso sangue ancora
caldo e con velocità tracciate sulle pareti attorno
i seguenti magici caratteri:
HA-HA! HA-HA-HA! HA-HA!
Dopo di ché cercate di calmarvi, anche se avrete
voglia di continuare a fare le pazze.
Bene! Ora che vi siete calmate, tenete fra le mani
-con delicatezza- l’uovo stregato, in modo che
stia ben eretto e, accovacciandovi con grazia,
fate in modo che le vostre tenere nude natiche
aderiscano perfettamente alla sua levigata rotondità;
quindi premeteci contro l’ano tanto da sentirne
il vertice incunearsi dolcemente nello sfintere e prestate
il massimo dell’attenzione a quel che sta per succedere…
Infatti avvertirete lo Spirito Umoristico insinuarsi
in voi e, se lo terrete ben stretto fra le natiche,
non vi lascerà più.





