LA FREGATURA DI ESSERE UN DRAGO
Eccomi là, a zampe per aria sulla nuda, polverosa terra.
Notate le squame: solo poc’anzi terse e luccicanti
e ora opache e chiazzate di sangue coagulato; le
possenti ali membranose, irrimediabilmente accartocciate,
mai più si stenderanno per spiccare il volo.
Per non parlare del cuore,
trafitto crudelmente dalla classica lancia.
Ci sono cascato, mi sono lasciato fregare
e come me chissà quanti altri.
Però me la sono cercata.
Solo un mese fa ero un ragazzo come tanti…
Forse un filino più incavolato: insomma, se avessi
potuto avrei spalmato il genere umano sulla
superficie della Terra come del burro rancido
su una fetta di pane ammuffito.
Avete presente lo schifo per tutto e per tutti?
Dunque, me ne stavo a digrignare i denti per i cavoli
miei quando mi si avvicina un tipo che sprizza
- SonoUnVecchioSaggioCheLaSaLungaSullaVita -
da tutti i pori, mi gira intorno sbirciandomi di sbieco
come farebbe un gallo con una gallina e proprio
mentre sta per essere raggiunto da un mio sputo
di disapprovazione lui, stracolmo di ammirazione, esclama:
Caspita! hai più energia in corpo di una centrale atomica!
Senti vecchio – dico io - se è energia non è di quella buona,
quindi sta alla larga!
E lui: Ti piacerebbe diventare un Drago?
Io: Un Drago metaforico o un Drago vero…
Lui: Vero al cento per cento.
Io: Con ali membranose alito infuocato e tutto il resto?
Lui: E tutto il resto (eh! eh!).
Se vi è capitato di leggere libri di iniziazioni varie
saprete quanto sono pallosi. Di solito c’è un
vecchio con una sua assurda visione delle cose
che cerca di convincere il malcapitato di turno
che le sue assurdità sono reali sottoponendolo
a una sfilza di Prove Iniziatiche una più strampalata
dell’altra, finché il malcapitato non si lascia
convincere e comincia a fare cose ridicole
tipo volare in altre dimensioni, sdoppiarsi e scrivere
libri di successo.
Quindi vi risparmierò tutta la trafila.
Vi basterà solo sapere che dopo una settimana
avevo già contattato Il Potere Dell’Antico Serpente
Che Sogna Nel Centro Del Mondo e che
il sedicesimo giorno quel vecchio rimbambito
mi sigillò dentro un uovo di creta dal quale
il ventottesimo giorno uscii facendo un casino
della madonna, sbatacchiando ali, dimenando coda,
e alitando lingue di fuoco a destra e a manca mentre
il vecchio saltellava e applaudiva tutto soddisfatto.
Quella notte mi sgranchii le ali per benino volando
fino ai confini dell’universo, e devo dire che
sgusciai anche un po' oltre, ma quell’oltre comportava
che Io Non Ci Fossi, quindi mi rituffai
prontamente Dentro, ridiedi una veloce sbirciata
ad Ogni Cosa e ritornai a casuccia.
- Bene! Bene! - gongolò quel vecchio maledetto,
- Ora non rimane che un’ultima prova, dopo di
che potrai considerarti Drago dell’Universo a tutti gli effetti!
Fece schioccare le dita nodose
e lo scenario cambiò in una frazione di secondo.
Mi ritrovai al centro di una arena:
una luce abbagliante mi feriva gli occhi e una voce tonante
mi perforava le orecchie. Non capivo un beneamato convolvolo
di quello che stava succedendo.
La voce tonante risultò, a un certo punto, più comprensibile:
- …Malvagia creatura! Invisa al Possente Signore dell’Empireo!
Fatti avanti, ricettacolo di ogni nequizia!
Tu, Male Personificato, Tu, Immonda Creatura! Preparati
ad essere debellato da me, l’Arcangelo Michele ! -
A queste sconclusionate parole seguì la terrifica
apparizione: tutta quella luce abbacinante convergeva
verso una figura possente e, devo
dire, supponente, la quale, per motivi che Dio-Solo-Sa
pareva avercela con il sottoscritto,
tanto che, ancor prima che potessi rendermi conto
di quel che stava succedendo mi fu addosso,
e brandendo la lancia come un folle esaltato mi
trafisse in pieno petto urlando di piacere come al
culmine di un orgasmo.
Capirete il mio disappunto ora che mi accorgo di essere
cascato in un ignobile raggiro.
Il Tizio Esaltato, ripresosi dall’orgasmo e recuperatala lancia
si complimenta ora col vecchio.
Gli dà delle pietre preziose e gli ordina:
- Procuramene un altro per la prossima luna! -
mentre il vecchio scellerato tutto
scodinzolante biascica: – Sarà fatto, mio Signore,
come sempre! -
Sardonik
L'APPRENDISTA OSTINATA
Diana è una ragazzina di buona famiglia
Con tanto di mamma, di babbo, di gattina,
Più una sorellina.
La casa è decorosa: due piani più soffitta;
Nella soffitta sta la vecchia nonna, rintanata.
Questa vecchietta è di una strana razza,
la si potrebbe dire eccentrica o un po’ pazza
Nessuno riesce a smuoverla dal suo buco
E dice cose che lasciano di stucco.
Guardandola ci vuole del tempo,
Forse una settimana,
Per definirla vagamente umana.
Assume infatti degli atteggiamenti
Che l’avvicinano ai ragni e
L’allontanano dai parenti.
Passa il suo tempo – e questo non è strano -
Con ago e filo in mano,
Ma intenta a ricamare
Cose che sarebbe meglio non guardare.
Diana invece è fortemente attratta
Da quella matta
E spesso la va a trovare
Con la speranza di poterci chiacchierare.
La vecchia, puntualmente,
Non la degna per niente:
Se per caso intavola argomenti
Quella risponde digrignando i pochi denti.
Così Diana, nell’angusta soffitta stracolma di cascami
Passa intere serate a mordersi le mani;
Un po’ annoiata, un po’ intestardita,
Sperando prima o poi d’esser degnata.
Finché una sera, inaspettatamente,
La vecchia proferisce verbo, finalmente!
Come gracchiando, inizia a enumerare con gran zelo
Cose che non stanno né in terra né in cielo.
Dice che è stata giovane
(anche se sembra strano)
E che ebbe una nonna venuta da lontano
La quale anch’essa una nonna ebbe
Giunta da non sa dove
Su su fino a una nonna atavica
Più umana che animale
La sequela di nonne prosegue
Per giungere al finale:
La Nonna Ancestrale
Le cui fattezze, certamente eretiche,
L’avvicinavano spaventosamente al rettile.
Dice che questa è la situazione,
E che lei non vive, ma compie una missione
Che tutto ciò è legato a un’antica memoria
E ricamando tiene i fili di una Tenebrosa Storia
Chiude il farneticare un poco sulle spine
Dicendo che questa storia non avrà mai fine:
Passano i tempi, passano le ere
Ma sempre ci saranno
La Serpe e le sue Streghe.
Diana lì per lì rimane frastornata
Ma non si può dire che non sia affascinata.
Sente che dentro sé a queste cose è affine
Che cova degli impulsi che non può definire:
Come se fosse davanti ad un immenso mare
Ha la certezza che suo è il ricamare.
Come se si svegliasse da un lungo sonno vano
Sente che sarà lei a prender l’ago in mano.
Come se delineasse il suo destino
Capisce che la nonna le mostrerà il cammino:
Ha la certezza che l’ammaestrerà
E l’Oscuro Segreto erediterà.
Le sembra quasi di avere una visione,
Di lei che i Fili del Mondo ricompone….
Uno scoppio di risa alla realtà la riporta:
La vecchia si sganascia con la schiena ritorta:
- Non sarai tu, scemina, a avere la consegna,
Ma la tua sorellina, di te molto più degna!
Non hai mai visto il segno sulla nuca?
Quello è il marchio occulto, ficcatelo nella zucca!
Passano i giorni, passa la settimana
E non c’è pace per la giovane Diana:
Alla sua sorte non sa rassegnarsi
Un’altra vita non sa immaginarsi…
Finché un giorno, al colmo della disperazione,
Trova la soluzione!
Armeggiando in cucina con la sua sorellina
Trancia “accidentalmente” tre dita alla piccina.
Così ora Diana con solerzia ricama.
La nonna contrariata, la sua morte trama.
Fine
UN RAGAZZINO SFORTUNATO
Un raccontino con morale
Ecco la storia di un ragazzino che, avendo
cercato di far fuori la propria mamma con la
magia nera, è stato trovato in condizioni a dir poco
orripilanti, mentre la mamma se la rideva di gusto.
Questo perché? Per il solito motivo: il Diavolo fa
le pentole ma non i coperchi.
Ovviamente il ragazzino aveva tutte le ragioni di
questo mondo per far fuori la cara mammina,
se non altro perché lei aveva l’abitudine di
terrorizzarlo con scherzi atroci, di deriderlo
per i suoi difetti fisici e di pestarlo con
metodo per motivi solo a lei noti.
Il ragazzino aveva pensato di strangolarla,
accoltellarla, spingerla dal balcone, soffocarla col
cuscino….Ma lei gli mandava certe occhiatacce
furbe, come se conoscesse le sue intenzioni.
Un giorno, mentre rovistava in soffitta dove una
volta aveva intravisto una roncola arrugginita
appartenuta al nonno, gli capitò fra le mani un
vecchio libro con la copertina di pelle nera e le
pagine smangiucchiate dai topi.
Per farla breve: era un vetusto e interessantissimo
libro di magia nera, e il capitolo “Come
annientare il vostro nemico tramite un
simulacro” attirò la sua attenzione, perché
rispondeva in modo provvidenziale
alle esigenze del momento.
Si mise quindi all’opera e, nel segreto della soffitta,
riunì gli elementi necessari, compreso il
pupazzetto con l’effige della mamma e un grosso
spillone per infierire su di esso.
Però gli andò male, perché è vero che aveva
sempre detto che sua madre era una strega, ma
non si era mai spinto fino al punto di pensare
che lo fosse non per modo di dire, ma Per Davvero
e, come tale, teneva presso di sé, sebbene
invisibile, un demone protettore – altrimenti detto
famiglio - della peggiore specie, il quale,
avendo avvertito nell’aria il pericolo incombere
sulla sua amata padrona, s’era lanciato come una
belva feroce (per la precisione un giaguaro
mannaro) sul mittente del sortilegio.
Così il ragazzino passò un brutto quarto d’ora
(tanto impiegò la belva a ridurlo in pezzi e brandelli)
mentre la mamma, che ormai si era capacitata
delle trame ordite dalla sua ingrata progenie,
nel vedere il figlio ridotto in quello stato,
s’era messa a gridare: Ben ti sta! Ben ti sta!
ridendo come un’invasata.
Sardonik




